Ricorsi elettrosmog e impianti a banda larga

Il nostro Studio è specializzato nei ricorsi in materia di elettrosmog e impianti a banda larga.

In particolare, di recente un numeroso gruppo di ricorrenti assistiti dagli avvocati Giuseppe Aulino ed Elio Errichiello, ha ottenuto un provvedimento di disattivazione dell’impianto radioelettrico a banda larga di un noto colosso delle telecomunicazioni, una pronuncia che segna un passo importante nella giurisprudenza in campo di onde elettromagnetiche ed elettrosmog.

In una ordinanza del Tar Campania pubblicata il 21 marzo, il Giudice amministrativo ha richiamato alcuni principi importanti in tema di impianti radioelettrici, materia disciplinata dalla normativa speciale di cui al d.lgs. n. 259 del 2003 (Codice delle comunicazioni), e fissato anche un importante criterio guida per la giurisprudenza.

I ricorrenti avevano impugnato il silenzio assenso formatosi su un’istanza di autorizzazione alla costruzione di impianto radioelettrico ai sensi del d.lgs. n. 259 del 2003 presentata da una nota società di telecomunicazioni. La costruzione, approvata per silenzio dall’Amministrazione, è stata effettuata su un lastrico solare in zona urbana densamente abitata e con numerosi casi accertati di patologie tumorali nella cittadinanza locale.

Anzitutto, il Tar ha messo in luce che “sussiste la legittimazione dei ricorrenti in quanto residenti nelle abitazioni vicine all’impianto di telecomunicazione”. Sul punto quindi, è valsa la tesi secondo cui il titolo di proprietà non è l’unico legittimante all’impugnazione dell’autorizzazione alla costruzione di impianto radioelettrico.  Infatti, come attestato nei precedenti giurisprudenziali, “in materia di minacce alla salute pubblica o all’ambiente, va riconosciuta in linea di principio l’esigenza di autonoma protezione delle persone che vivono nell’area interessata dalla fonte di pericolo” (T.A.R. Piemonte Torino Sez. I, 16/06/2011, n. 635),

Tra i numerosi vizi di legittimità che hanno costellato la procedura di autorizzazione impugnata, riguardanti disparati profili di diritto, il Tar ha evidenziato in particolare che “non risulta che all’istanza sia stata data adeguata pubblicità, come previsto dall’art. 87, comma 4 D.lgs. 259/2003”. Sul punto è valso quanto affermato nella famosa sentenza del Consiglio di Stato, sez. VI, 18/04/2005, n. 1773, secondo cui “della proposizione dell’istanza relativa alla installazione di una stazione radio base per la telefonia mobile debba essere data notizia alla popolazione locale, mediante formalità diverse dalla mera sua acquisizione e visibilità interna presso gli uffici comunali, quale l’affissione all’albo pretorio”. Ossia l’annullamento dell’autorizzazione, secondo il Consiglio di Stato, consegue non solo all’omissione di ogni forma di pubblicità (come avvenuto nel caso di specie), ma anche quando l’obbligo sia soddisfatto in modo meramente formale, poiché “La mera pubblicazione sull’albo pretorio della richiesta di installazione di impianti radio base, ex art. 87 d.lg. n. 259 del 2003, non soddisfa le formalità richiesto dal comma 4”.

Infine, e qui sta il passaggio forse più interessante dell’ordinanza, il Giudice amministrativo ha riconosciuto il periculum in mora insito nell’esposizione dei ricorrenti alle onde elettromagnetiche dell’antenna a banda larga. Infatti, nell’ordinanza si legge che “in tema di periculum in mora, vengono evidenziate potenziali minacce per il diritto alla salute dei ricorrenti”, sulla base delle perizie mediche prodotte e dell’ampia documentazione che attesta la presenza di diffuse patologie, anche di tipo tumorale, nonché della presenza di pazienti con apparecchi elettromedicali (pacemaker) che possono essere sensibili all’esposizione ad onde radio.

E’ un passaggio particolarmente rilevante visto che gli studi medici in materia non sono ancora sviluppati, e non si è raggiunta la certezza scientifica assoluta circa la dannosità e pericolosità delle onde elettromagnetiche emesse da impianti radioelettrici, sebbene vi siano evidenze che dimostrano la cancerogenicità delle onde elettromagnetiche (infatti l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro – IARC – ha classificato i campi elettromagnetici come cancerogeni di gruppo 2B).

Sul punto, la difesa dei ricorrenti ha insistito sul fatto che in caso di tutela di un bene primario come quello della salute, tutelato dall’art. 32 della Costituzione, l’incertezza delle conoscenze scientifiche non può che deporre in favore dell’adozione del principio di precauzione. Sono stati comunque citati numerosi recenti studi scientifici che depongono nel segno di una generale dannosità delle onde elettromagnetiche, sia direttamente per degenerazione delle cellule umane, sia per le interferenze con apparecchi di sostegno vitale come i pacemaker.

La percezione del rischio in materia di elettrosmog non può prescindere dai precedenti come, ad esempio, il precedente amianto. L’amianto, com’è noto, venne ampiamente utilizzato nelle costruzioni civili soprattutto a partire dal dopoguerra; quando però, a causa del verificarsi di numerosi casi di tumore fra gli addetti alle lavorazioni con amianto, sorsero dubbi sulla sua salubrità, vennero immediatamente condotti diversi studi che ne evidenziarono la cancerogenicità. Ma ci vollero quaranta anni perché il legislatore in Italia (come altrove) intervenisse proibendo l’impiego delle fibre d’amianto con la 1. 27 marzo 1992 n. 257. Se per l’amianto la cancerogenicità risultò conclamata soltanto dopo molti anni di ricerca, nel caso delle onde elettromagnetiche, fenomeno storicamente recente, dove la scienza ha già attestato una evidenza di verosimile cancerogenicità (US EPA, Rapporto 600, 1984), appare improcrastinabile l’esigenza di offrire una tutela a chi, soprattutto i minori, rischia di essere irrimediabilmente danneggiato nei beni più preziosi, la vita e la salute,  per le incertezze della scienza e le lungaggini del legislatore.

L’individuazione del punto di equilibrio che determini il miglior grado di protezione in rapporto alla valutazione dell’incertezza è un compito che spetta al Giudice, e nel caso di specie, la recentissima ordinanza del Tar Campania riesce a trovare il giusto punto di equilibrio tra interessi economici e rischi per la salute e l’ambiente, offrendo finalmente una giusta tutela al bene fondamentale della salute umana, anche a discapito dell’incertezza dello stato delle attuali conoscenze scientifiche, sancendo che le immissioni promanabili dall’impianto a banda larga possono comportare elementi di concreto rischio per la salute di coloro che vivono nelle sue immediate vicinanze.

La vittoria al Tar ha ottenuto un forte riscontro mediatico, con interviste radiofoniche e televisive.

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