Uno sguardo sulle varie iniziative di prevenzione del cyberbullismo

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In occasione del convegno «Iperconnessi: il lato oscuro della I-generation» in programma per venerdì 17 dicembre 2021 alla Reggia di Portici, facciamo una nuova panoramica sul tema del cyberbullismo.

Per informazioni sul convegno, rinviamo anche all’articolo de Il Mattino che ne parla qui. 

-Introduzione:

Il bullismo è un fenomeno che si concretizza in condotte violente e minacciose realizzate da un o più autori definiti bulli verso uno o più vittime. Queste condotte possono riguardare aggressioni verbali e/o fisiche, finire per essere qualificate come ingiuria, diffamazione sino ad azioni che rientrano a pieno titolo negli atti persecutori e che hanno talvolta portato ad esiti tragici con il suicidio della vittima, ovvero l’intervento delle forze dell’ordine e dei tribunali per i minorenni. Con il diffondersi tra i giovanissimi di internet prima, dei social network poi ed infine degli smarthphone, negli ultimi anni il fenomeno ha assunto un’evoluzione a carattere peggiorativo perché si è trasferito sul web, ampliando la portata degli effetti dannosi della condotta, ma anche la facilità con cui gli agenti possono agire e celarsi dietro profili fasulli e alterego virtuali. Pertanto si è reso necessario l’intervento del legislatore, che con la legge 2017 n.71 è intervenuto nel sanzionare le condotte che rientrano nel bullismo online denominato cyberbullismo[1].

Accanto a quest’intervento di natura sia preventiva che sanzionatoria sono cominciate pian piano a manifestarsi le prime azioni positive, di sensibilizzazione e dialogo per contrastare sul nascere il fenomeno.

-Le linee guida del Miur

Dieci anni prima della legge sul Cyberbullismo il 5 febbraio 2007 il ministero dell’istruzione emanò delle apposite linee guida, che sono state aggiornate negli anni. Nelle quali si prende atto della necessità di contrastare il bullismo partendo dalla considerazione che la scuola ha una posizione privilegiata di contatto non episodico con i giovani e che di conseguenza le azioni in materia devono essere azioni di “sistema”.

Pertanto focalizza l’attenzione sul studio delle materie curricolari, visto come il primo strumento utile, perché consente una decodifica della realtà, assieme alle altre attività scolastiche, che dovrebbero portare all’assunzione di condotte consapevoli e responsabili. Di qui la necessaria valorizzazione di tutto il personale scolastico, che lavora costantemente alla buona riuscita delle stesse.

Poi veniva considerato il ruolo dello Statuto delle Studentesse e degli Studenti, il D.P.R. 24 giugno 1998, n. 249 che parte dall’idea della sanzione allo studente vista in un’ottica riparatoria-risarcitoria, per cui il soggetto agente non deve solo diventare consapevole del carattere negativo delle condotte svolte, ma anche porre in essere dei comportamenti finalizzati a riparare il male fatto.

Lo stesso D.P.R. prevede anche che le scuole adottino un proprio regolamento disciplinare. Il Miur affermava che nello stesso deve essere affrontata la questione del bullismo, prevedendo sia delle procedure snelle ed efficaci sia una variegata tipologia di sanzioni, nel rispetto del principio di proporzionalità tra sanzione irrogabile ed azione commessa. Questa sanzione deve essere giusta: “cioè equa, ragionevole e proporzionata alla gravità dell’infrazione disciplinare commessa”, secondo le linee guida.

Infatti il rapporto tra condotta di bullismo e sanzione viene visto come rientrante nell’educazione alla legalità e alla coscienza civile. Viene poi chiarito che la massima sanzione possibile è il temporaneo allontanamento dello studente dalla scuola per un periodo non superiore a 15 giorni, ma solo in caso di gravi e reiterate infrazioni disciplinari, limite che può essere derogato se non stati commessi reati e quando vi è pericolo per l’incolumità delle persone.

Riguardo le azioni positive a livello nazionale il Miur prevede la possibilità di creare degli spazi per affrontare il tema del bullismo e della violenza, coinvolgendo attivamente gli studenti, nonché la polizia postale e delle comunicazioni, che è l’organo competente al monitoraggio costante della rete. In aggiunta è prevista la creazione di una campagna di comunicazione e di informazione, con il coinvolgimento dei media, web compreso e delle rappresentanze studentesche. Viene sancita anche la creazione degli osservatori regionali per la raccolta di dati, esperienze e buone pratiche ed il raccordo con i vari enti. Il punto di incontro dei quali è il portale www.smontailbullo.it. Infine viene istituito il numero verde 800 66 96 96.

-Il ruolo della Regione Campania

La Regione Campania ha deliberato una legge regionale contro il fenomeno del bullismo e cyberbullismo la n. 11 del 22 maggio 2017 che prevede il coinvolgimento sia dei giovani che del personale scolastico e ruota intorno ai principi della par education, cioè l’educazione tra pari e dell’educazione ad una cittadinanza digitale consapevole, l’istituzione di una settimana nazionale dedicata che si inserisce nell’ambito della giornata nazionale contro il bullismo il 7 febbraio, infine lo stanziamento di €200.000 per la realizzazione di progetti appositi. A livello regionale è presente anche un apposito comitato per la lotta e la prevenzione del fenomeno.

-Il Ruolo dell’UNICEF

L’organizzazione internazionale dedicata alla cura dei bambini del mondo L’UNICEF si è impegnata anch’essa sul tema. Per quanto riguarda l’Italia essa sostiene che si possano fare ulteriori passi avanti basando su un approccio multidisciplinare per continuare ad investire nelle azioni positive. Partendo dallo stimolare un cambiamento sociale che porti al superamento di tutte quelle norme e quegli atteggiamenti socioculturali che minimizzano, tollerano o giustificano la violenza. Proseguendo sulla sensibilizzazione delle creazione di relazioni genitori figli sane in ambito familiare, ma anche in quello educativo, coinvolgendo servizi di formazione e consultori e basandosi sulle tecniche comunicative improntante al rispetto, la sensibilità, l’empatia.

In aggiunta promuovere anche programmai scolastici di prevenzione mirata, migliorare il sistema di raccolta dati, nonchè il quadro legislativo per la tutela dei minorenni da tutte le forme di violenza. A tal fine sarebbe opportuna la realizzazione di piani nazionali integrati ed azioni coordinate per affrontare la violenza, la formazione di lunga durata di operatori, educatori e famiglie, infine il concentrarsi sia sulla rieducazione dell’agente, sia sull’assistenza alle vittime.

Tra le varie iniziative svolte in Italia l’UNICEF ha elaborato uno specifico kit didattico per le scuole dal titolo non perdiamoci di vista, attraverso il quale vuole accrescere la consapevolezza dei rischi legati a bullismo e al cyberbullismo con la realizzazione di percorsi educativi che consentono ai ragazzi di sviluppare maggior empatia e spirito di solidarietà ed il progetto legalità, insieme all’Associazione CamMiNo finalizzato maggiormente al cyber bullismo e la sicurezza in rete. Inoltre ha realizzato la guida Genitori e il Fattore Protettivo – prevenire il cyberbullismo in collaborazione con lo Studio di psicologia del ciclo di vita – P.I.N.S. – Pensare Insieme Sentire, con lo scopo di prevenire il cyber bullismo coinvolgendo i genitori. Nello specifico vengono dati 6 suggerimenti: non condividere nomi utente o password, non fornire informazioni personali in profili, chat room e altri forum, astenersi dall’inviare foto personali o inappropriate di sé, non rispondere a messaggi minacciosi e informare immediatamente un adulto, spegnere il proprio dispositivo se viene visualizzato un messaggio minaccioso, non cancellare eventuali tracce sui social o nelle chat.

Infine l’UNICEF ha creato un’apposita pagina web con lo scopo sia di informare sul fenomeno, mostrando dati, iniziative e progetti nonché di segnalare tutte le novità in materia, attualmente al centro vi è la storia di David Fabbri ex vittima di bullismo, nominato alfiere della repubblica e che ha realizzato un video nel quale condivide la sua storia.

 

-Le iniziative europee

Per quel che concerne le iniziative messe in atto dall’Unione Europea in materia di Cyberbullismo e bullismo, va innanzitutto considerato la configurazione del diritto all’oblio[2] che reca con sé il diritto di richiedere a provider e pagine web di cancellare i propri dati personali. Accanto a questo diritto bisogna aggiungere quanto stabilito in materia di tutela contro il razzismo[3] e le vittime di xenophobia e di violenza e/o molestie sessuali in danno di minori[4], perché spesso le condotte di bullismo e ancor più di cyberbullismo assumono anche una connotazione a carattere discriminatoria o sessuale.

Elemento fondamentale e centrale è stato il lancio della strategia europea per un internet migliore per i bambini, con lo scopo di fornire gli strumenti utili per una navigazione in sicurezza, ma anche di salvaguardare le potenzialità positive della rete riguardo l’educazione e la creatività. Il programma si concretizza in una serie di azioni: stimolare la produzione di contenuti online creativi ed educativi per bambini così come di promuovere esperienze positive online, aumentare la consapevolezza e la responsabilizzazione includendo l’alfabetizzazione digitale e la sicurezza online nelle scuole, creare un ambiente sicuro per i bambini online tramite apposite impostazioni privacy, parental controls, limiti di età e altre forme di limitazione, combattere la diffusione della pedopornografia e lo sfruttamento sessuali dei minori online. Questo coinvolgendo gli stati membri, gli operatori telefonici e i providers.

Oltre a queste iniziative, le autorità europee offrono informazioni tramite la piattaforma the betterinternetforkids.eu, in particolare sulle nuove tecnologie, i nuovi dispositivi digitali ed in nuovi tred del settore. Per di più raccolgono l’opinione di esperti del settore organizzando dibattiti ed eventi. Infine offre materiale informativo e video sul fenomeno per aiutare giovani e genitori che viene distribuito in tutte le lingue dell’Unione.

 

Oltre a quest’iniziativa sono stati istituiti i centri per un internet più sano con lo scopo di informare, consigliare ed assistere, bambini, genitori, insegnanti sulle più importanti questioni che riguardano il mondo digitale e per combattere gli abusi sessuali online sui minori. Questi centri sono un punto di riferimento nazionale per l’utilizzo del web in modo consapevole all’interno della rete europea insafe network, che trova il suo momento culminante e più visivo in una giornata europea sul tema e nella gestione di una linea di aiuto di ascolto e una di aiuto in caso vengano segnalati crimini in maniera anonima. Allo stesso tempo vi è lo youth panel che è una piattaforma di incontro, confronto ed ascolti dei giovani sulle tematiche della sicurezza online.

Merita di essere citata anche la Risoluzione del Parlamento europeo del 20 ottobre 2020 sull’atto sui servizi digitali e le questioni sollevate in materia di diritti fondamentali (2020/2022(INI))

Nelle cui considerazioni iniziali il parlamento “invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere i media indipendenti e di servizio pubblico nonché le campagne educative sull’alfabetizzazione mediatica e le campagne di sensibilizzazione mirate nell’ambito della società civile; rileva che è opportuno prestare particolare attenzione ai contenuti dannosi nel contesto dell’utilizzo di Internet da parte dei minori, in particolare in merito alla loro esposizione al cyberbullismo, alle molestie sessuali, alla pornografia, alla violenza o all’autolesionismo”

Nonché la Risoluzione del Parlamento europeo dell’11 marzo 2021 sui diritti dei minori alla luce della strategia dell’Unione europea sui diritti dei minori (2021/2523(RSP)) che nelle sue considerazioni iniziali afferma “che a seguito delle misure di confinamento la violenza domestica e di genere e, secondo l’ultima relazione dell’Europol (25), gli abusi sessuali e lo sfruttamento dei minori online sia sul web visibile che sul dark web sono aumentati nell’Unione europea; che una percentuale compresa tra il 70 % e l’85 % dei minori vittime di abusi conosce il proprio aggressore e la stragrande maggioranza è vittima di persone di cui ha fiducia (26); che anche altri rischi legati all’aumento del tempo trascorso online, come il cyberbullismo, sono aumentati a causa di tali misure”;

 

-Conclusioni

Da uno sguardo complessivo sulle azioni positive previste è possibile dedurre che le istituzioni competenti hanno compreso la gravità del fenomeno bullismo e cyberbullismo. Vi sono anche diverse iniziative messe in atto allo scopo di prevenire il fenomeno sensibilizzando i più giovani, i genitori e tutto il personale scolastico. Si tratta infatti passi significativi nella direzioni giusta, perché il fenomeno non deve essere minimizzato o ridimensionato.

Quello che dovrebbe essere ancor di più fatto sarebbe quello di andare incontro a tutte le vittime rendendo più visibili gli spazi di ascolto, di condivisione e persino di richieste di informazioni ed aiuto esistenti, magari fornendo un primo contatto online in formato semplice e parzialmente anonimo per superare il senso di timore e vergogna delle vittime.

Dall’altro bisognerebbe rendersi conto della necessità di intervenire anche sui bulli, una volta identificati e costruire dei percorsi di rieducazioni mirati, che prevedano tutte le possibile azioni, l’incontro con psicologi, la visita in istituti di pena a fini detentivi etc, per evitare che il passo successivo di questi soggetti sia l’entrata nel crimine, o il conservare atteggiamenti di prepotenza e vessatori durante tutto l’arco della loro vita. Intervenire in giovane età aumenta le possibilità di evitare il ripetersi di tali fenomeni.

Infine bisognerebbe non solo sensibilizzare il mondo del web e dei social sul fenomeno, ma anche minacciare multe e sanzioni verso quelli che, lucrando sulle visualizzazioni, tardano ad eliminare i contenuti rientranti nel cyber bullismo. Infatti andrebbe seriamente discussa la possibilità di limitare l’accesso ai minorenni al web o almeno di inserire delle serie ed efficaci limitazioni alla navigazione, perché sempre più spesso vengono scoperti effetti dannosi sulle menti dei giovani che non sono ancora in grado di discernerei il bene dal male.

Si tratta di un fenomeno segnalato già da oltre un decennio agli albori del web, ma che vede solo ora dinanzi ad una maggior consapevolezza collettiva e giuridica la spinta ad interventi mirati per il contrasto a tutte le forme di cyberbullismo e di violenza online.

 

Gaetano Guarino

[1] Per approfondire la legge 2017 n.71 ed il profilo giuridico si veda: R.Celella, Cyberbullismo: inquadramento del fenomeno e contenuto della legge 71/2017 disponibile all’indirizzo: https://www.dataprotectionlaw.it/2021/12/13/cyberbullismo-inquadramento-del-fenomeno-e-contenuto-della-legge-71-2017/

[2]  Si allude alla celebre sentenza del 13 maggio 2014 (Google Spain), della Corte di giustizia dell’Unione europea.

[3] Ci si riferisce alla Decisione quadro 2008/913/GAI, del Consiglio, del 28 novembre 2008, sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale.

[4] Si veda la Direttiva 2011/93/UE: lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile

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